Riflessioni
Culturali - Schegge
di cultura erasmiana <
Postmodernità >
Schegge di cultura
erasmiana
per la teoria e
la pratica
dei nostri interventi
di Mario Ferracuti
- L’Umanesimo
- L’umanesimo di Erasmo
- De
libero arbitrio
- De
servo arbitrio
- Il
dibattito teologico
- Il
dibattito oggi
- Linee
programmatiche e operative
L’Umanesimo
E’ un concetto di
non facile declinazione, tuttavia occorre
aver chiaro che il movimento umanistico, pre e rinascimentale, implica,
in primis, una coscienza nuova rispetto al medioevo che fonda la sua
cultura teorica e comportamentale sui concetti di trascendenza,
rivelazione, grazia. L’umanesimo rinascimentale
considera lo
spirito umano come libera attività che non subisce
imposizioni dall’esterno. Concepisce la natura fonte di tutti
i valori che reca in sé la forza e la
giustificazione di tutto ciò che può e
deve realizzare sempre iuxta propria principia, in
aderenza
cioè alle leggi di natura.
Il passaggio è ben descritto dal Cassirer in: La
filosofia
dell’Illuminismo. “Nel sistema religioso
del M.E.
ogni realtà ha il suo posto fisso e preciso; e con il posto,
ossia con la maggiore o minore distanza dall’essere della
Causa suprema, ne è determinato perfettamente anche il
valore”
La natura, nel Rinascimento, ha forma viva e attiva, è
sorgente di valori e porta dentro di sé la giustificazione
del suo essere e del suo dinamismo. Dice ancora Cassirer: “La
natura è più che il solo creato: essa partecipa
dell’originario essere divino,
perché in
essa vive la forza dell’azione divina. Con ciò
è eliminato il dualismo fra Creatore e Creatura.
La natura… è un principio intrinsecamente
movente,
originariamente formatore”.
L’umanesimo
di Erasmo ( Rotterdam 1466-1536)
La figura di
Erasmo domina il mondo
culturale di tutto
l’umanesimo rinascimentale. La sua Humanitas raccoglie
l’eredità dell’umanesimo italiano, dal
Petrarca al Ficino, perseguendo gli ideali della docta pietas,
della
docta religio, uniti cioè
all’amore per
le lettere fino a fondere il più alto significato
del pensiero classico con la civiltà
cristiana.
Nel suo volumetto Lamento della pace, dedicato
all’imperatore
Carlo V, raccomanda il dovere della pace verso tutti i
potenti del mondo, ricordando che la pace va preservata come valore
supremo al di là di tutte le divergenze e
antipatie che possono corrompere i rapporti con gli Stati. E
dà una lezione anticipata di cosmopolitismo
cristiano ed umanistico quando condanna i nazionalismi
esasperati. Tuttavia il nucleo culturale che definisce il senso del suo
umanesimo concepito come possibilità di libera espressione e
autorealizzazione dell’uomo, entro il contesto della docta
religio, è rappresentato dalla sua concezione
antropologica
in antitesi al pensiero di Lutero.
De
libero
arbitrio
L’opera
che maggiormente
interessa il discorso del
“Centro Erasmo” è certamente il De
libero arbitrio cui corrisponderà il De
servo arbitrio di
Lutero: opere che sono alla base del gigantesco duello tra le due
più grandi personalità teologico-culturali del
Rinascimento. Ambedue concordi nel giudizio negativo sulla Chiesa del
tempo quanto ai problemi delle Indulgenze, superstizioni,
immoralità ecc.. diventano irriducibili avversari
riguardo
al fondamento stesso della teologia e della Chiesa.
L’umanesimo di Erasmo, incentrato sulla dignità e
libertà dell’uomo, non poteva
accettare quel pessimismo antropologico del De
servo arbitrio
che nega alla responsabilità dell’uomo ogni
personale capacità salvifica: l’uomo è
schiavo del male e del peccato e la sua salvezza è
totalmente nelle mani di Dio. Una salvezza che prescinde dal iuxta
propria principia per affidarsi
piuttosto
al iuxta voluntatem Dei.
Erasmo fa appello alle prescrizioni della S. Scrittura e al
buon senso per dimostrare che le opere compiute dall’uomo non
sono estranee al problema della salvezza. Infatti dice Erasmo, se per
l’uomo i comandamenti non avessero alcun
valore Dio sarebbe più crudele di Dionigi di
Siracusa che moltiplicava le leggi per avere più
frequenti occasioni di infierire sui sudditi. In sostanza egli concorda
con il pensiero cattolico sostenendo che il libero arbitrio
è stato vulnerato dal peccato originale, ma
nell’uomo sopravvivono ancora i semi del bene e della
libertà.
De
servo
arbitrio
a. Il problema della giustificazione
L’impianto
teologico di Lutero si fonda su due presupposti
dottrinali:
il problema della
giustificazione e la dottrina del libero esame
Queste tesi rappresenteranno l’anima della Riforma
protestante e cambieranno radicalmente la struttura della
Chiesa.
La sua rivoluzione teologico-culturale non è
dovuta tanto, come comunemente si pensa, al problema della corruzione
di Roma e della vendita delle indulgenze per completare la Basilica di
S Pietro (Cosa sono le indulgenze? Secondo la morale cattolica, il
peccato ha due conseguenze: l’uomo compie una colpa,
merita
perciò una pena, in rapporto alla sua salvezza.
Ora mediante
le indulgenze che la Chiesa può mettere a disposizione dei
fedeli, la pena - e non la colpa - può
essere ridotta o estinta, sempre ai fini della salvezza),
quanto dovuta piuttosto alla nuova esegesi biblica di Lutero che
conduce un esame critico dei testi paolini: Galati
2,15-16 e Romani 15,15-16 “..l’uomo non
è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo
della fede in Gesù Cristo… perchè
dalle opere della legge non verrà mai giustificato
nessuno” E la lettera ai Romani 15,15-16 dove
semplicemente Paolo afferma che “ il giusto vivrà
di fede….”
Ora,
conseguentemente, dice Lutero,
se la giustificazione avviene
mediante la fede in Cristo, Cristo è il tòpos
esclusivo della giustificazione, la quale viene concessa per
grazia, vale a dire senza che l’uomo possa
contribuire se non
attraverso un abbandono totale in Lui. La giustificazione si ottiene
sola fide, e non
mediante opere espresse
dall’uomo. Le opere dell’uomo sono frutti
malati di un albero malato.
Di qui il paradosso di Melantone, teorico e amico di Lutero:
“pecca fortiter et crede fortius”
perché, ai fini della salvezza, ha scarso valore
la sua condotta morale. Evidenziamo la parola paradosso,
poiché il problema del libero esame
imporrà al protestante un rigore morale, spesso,
più responsabile rispetto a quello del cattolico.
D’altra parte nel successivo De libertate christiana,
egli
opera una distinzione tra l’uomo interiore
che vive di fede e
l’uomo esteriore che si autodisciplina
attraverso
le leggi. Tuttavia il De servo arbitrio
rimane la fonte
originaria e fondamentale del pensiero di Lutero riguardo
alla salvezza.
b. La dottrina del libero esame
Il sola
scriptura è
l’altro punto
decisivo che indica queste due cose: la S.Scrittura
è l’unica fonte di verità per il
cristiano. Ogni fedele ha la capacità di
esaminarla liberamente e interpretarla senza la mediazione
della Chiesa.
Il concetto di sola scriptura comporta la
concezione di un
sacerdozio universale dei credenti. Inoltre ciò implica
che la tradizione, che assieme alla Scrittura
fonte della
rivelazione e che rappresenta la continuità della vita della
Chiesa attraverso la successione degli Apostoli e, quindi, dello stesso
Papa, non ha più alcun senso. Così non hanno
più senso i sacramenti non citati esplicitamente dalla S.
Scrittura: l’ordine sacro, la confermazione, il
matrimonio
(questo è ritenuto sacro ma senza alcun valore
soprannaturale), l’unzione.
Mantiene invece, con
significato diverso, il Battesimo (che
però deve essere
accompagnato da un atto di fede del credente), la penitenza
(in un
primo tempo accettata poi ridotta a pratica interessante ma non
necessaria), la cena (non nega la presenza reale di
Cristo nella
eucaristia ma, mentre il Concilio di Trento parlerà di
transustanziazione, ossia di mutazione di sostanza,
Lutero parla di
consustanziazione: Cristo è presente nel
pane e
vino ma non in modo tale da sostituirne la sostanza.
Il
dibattito teologico
Le
figure di Erasmo e
Lutero sono legate a quello che fu il
dibattito teologico più importante di tutto il Rinascimento
e, forse, il più irripetibile della storia successiva. In
seguito si registreranno accese discussioni non più di
natura teologica ma politica, sindacale, scientifica, culturale. Il
tempo teologico che ingloba in sé le
più grandi questioni dell’uomo
diventerà il tempo politico, culturale-scientifico,
ideologico con tutti i “prodotti” della
modernità. Tuttavia, fino ad Auschwitz, ai Gulag,
al Muro di Berlino, si tratterà di un tempo, nel bene e nel
male, dal pensiero forte, dai grandi orizzonti di espressione
e di orientamento.
Il tempo in cui l’uomo per salvaguardare la sua
libertà deve difendersi dalle costrizioni esterne,
istituzioni, chiese, sistemi morali e politici, che premono sulla sua
vita per condizionarla e vincolarla a schemi ideologici e dottrinali di
parte. Le condizioni interne dell’uomo
sono garantite, con
tutti i condizionamenti del tempo, dalla tradizione religiosa, dalle
formazioni spirituali, culturali di quel pensiero forte che offre
possibilità di orientamento entro grandi orizzonti di
significato.
Ci ricorda Stefan Sweig in Erasmo da Rotterdam:
mentre a Basilea si
spegneva Erasmo, l’uomo della pace, della concordia europea,
della civiltà umanistica, a Firenze veniva pubblicato il
Principe di Nicolò Machiavelli, l’uomo della
volontà di potenza, della ragion di stato concentrata nelle
mani del Principe prefigurato quale “proprietario
assoluto” del suo Stato.
Ora poiché pensiamo alla Storia come una trama di
interconnessioni dove tutti gli eventi, o in forma diretta o in maniera
carsica, concorrono a determinare la direzione stessa della Storia, ci
domandiamo se e come questi due momenti culturali forti, che
si esprimono in termini teologici da parte di Lutero e in termini
politici da parte di Machiavelli, abbiano influenzato la
rappresentazione antropologica dell’uomo storico e del
cittadino sociale fino a determinarne curvature politiche che
si renderanno esplicite nei secoli successivi, fino a noi. La risposta
riamane aperta. Ma è mia personale convinzione che
i due
testi De libero e De servo arbitrio abbiano
toccato e attraversato, con la
forza delle certezze religiose, la Storia
dell’Europa e in particolare dell’Italia. Il primo
nella versione culturale-politica dell’umanesimo liberale,
sempre dalla parte dell’uomo e della sua intrinseca
capacità di libertà e di liberazione,
il secondo, con il suo pessimismo antropologico, più incline
a una concezione forte dello Stato. Le radici profonde dei vari nazismi
e comunismi europei, vanno rintracciate anche
nelle culture
negative che dubitano o negano la capacità di
autodeterminazione, di libertà, di concorso positivo del
cittadino alla costruzione della Polis vista
più come
“spazio di Dionigi” che come luogo per la
promozione di una autentica cittadinanza.
Il
dibattito oggi
Il
nostro tempo è
profondamente cambiato. E’ il
tempo del pensiero debole, delle destrutturazioni,
della mancanza di
mappe di orientamento dove l’uomo, liberato dai
“contenitori” ideologici infranti sul muro di
Berlino, si sente solo nell’universo e privo di orizzonti di
senso. Il nostro è il tempo dell’angoscia o, come
direbbe Nietzsche, è il tempo
dell’”ultimo uomo” che impara a convivere
con il nulla, il nichilismo, il non-senso. Un uomo che
“rotola via dal centro verso la
X”
L’uomo di oggi ha dentro di sé e dinanzi a
sé due pericoli o limiti: il limite
interno della sua natura e quello esterno con condizionamenti
nuovi rispetto al passato.
I limiti interni, ossia psicologici, culturali, esistenziali. Molti
studiosi pensano che il cammino della nostra
civiltà sia materialmente e spiritualmente errato e guardano
ad una “religione umana ed umanistica” come lo
strumento per un possibile cambiamento. E. Fromm, che pure non
professava alcuna religione, in: Eritis sicut Dei,
si chiede non solo
se Dio è morto ma se l’uomo, come adoratore di
idoli, è morto.
“L’idolo è una cosa e non ha vita. Dio,
al contrario, è un Dio vivente. Dice il salmo 42,
‘l’anima mia ha sete di Dio, del Dio
vivente’. L’uomo cercando di assomigliare a Dio
è un sistema aperto che si avvicina a
Dio; l’uomo
sottomettendosi agli idoli è un sistema
chiuso che diventa egli stesso una cosa.
L’idolo
è privo di vita; Dio è vivo”.
Noi aggiungiamo al contributo pedagogicamente alto della religione
umana ed umanistica, così come la pensa Fromm, la
forza di
una religione “pura e santa” che si proponga
ancora, in linea con lo spirito erasmiano, come forza liberatrice e
rassicurante perché, per tornare a Nietzsche,
l’uomo del nostro tempo abbia motivi sufficienti per non
“scivolare verso il puntoX della cultura del nichilismo e
della morte.
Noi cristiani, più di altri, abbiamo un
“centro” che discende direttamente dalla
concezione trinitaria ed è la persona.
Eredi di un
Illuminismo monodimensionale, abbiamo ingigantito
l’“io” solitario ed autoreferenziale per
costruire una civiltà di individui egotici e privi di
relazioni significative se non in direzione del Sé.
La
cultura umanista odierna ha riscoperto il valore della persona come
luogo di relazioni, in grado di intessere reti di interazioni
umane che partono dalle radici del cuore umano per sviluppare un essere
pluridimensionale aperto all’altro da
un’etica
politica della responsabilità e all’Altro
da
quell’afflato inestinguibile che è la ricerca
perenne dell’uomo, antropologicamente sano, in direzione
della Trascendenza.
Concludo queste mie considerazione facendo vostro quanto scrivevo agli
amici erasmiani di Basilicata che, spero presto, saranno a voi noti e
vicini nella medesima avventura del Centro.
Il "per chi suona la campana", in questo tempo dalle
vibrazioni oscure,
diventa un forte appello a ogni uomo che non voglia consegnarsi
narcotizzato e inerme alle filosofie del nichilismo e delle minacce che
aleggiano sulla civiltà occidentale. La Storia, in
circostanze del genere, sempre, ha recuperato se stessa con il ritorno
ai "Grandi " del suo passato.
La filosofia di Erasmo da Rotterdam, per la proposta di un
umanesimo
pacifico e tollerante, ci sembra una risposta adeguata e congruente al
riflusso storico che condiziona e connota la civiltà
occidentale.
Ciascuno di noi può, ancora, fare molto, secondo le
proprie
capacità e possibilità. Per questo ti aspettiamo
calorosamente ad ogni incontro dei "Gruppi Erasmo".
Linee
programmatiche e operative
Dalla lettera di ringraziamento
al Sindaco di Fermo
Caro Sindaco, Saturnino Di Ruscio,
ai ringraziamenti espressi verbalmente il 23 giugno per la
tua calorosa e fattiva presenza al dibattito dell'Erasmo, sentiamo di
aggiungere un plauso scritto per il sostegno determinante al progetto
stesso del Centro Studi E. da Rotterdam.
Sai bene che questo progetto maturato nel 2002 con la tua
personale
partecipazione all'atto fondativo ha,
riassuntivamente, una sua attualissima motivazione
nella consapevolezza dell'eclisse della ragione e della
speranza che avvolge il nostro tempo in un processo distruttivo di
disumanizzazione.
Noi, come già detto, non assumiamo né il
volto
dei profeti né quello dei politici, ma vogliamo porci in
quello spazio culturale che investe la dimensione dell'uomo figlio
della postmodrnità, dal pensiero debole e dal sentimento
precario e sfuggente.
Per fare cosa? Noi sentiamo, quasi brulicante nell'aria, una
attesa
di aiuto redentivo di persone stanche e deluse da
una "civiltà" incivile. Noi vogliamo testimoniare la
possibilità di una ecologia della mente, del cuore, della
volontà per una risalita ai vertici dell'umanità,
ove soffiano venti non di guerra ma di amore, ispirandoci al
più grande umanista del Rinascimento.
Vogliamo ricostituire la rete dei Centri sorti
già
nel 2003. E siamo invitati a Reggio Calabria da un prof. di
filosofia; a Teramo da in giurista; a L'Aquila da una prof.
d'Università per creare nuovi Centri dell'Erasmo. Andiamo
come missionari anche perchè sappiamo che, oggi, riescono
solo le realtà messe in rete. E noi opereremo sempre con
l'umiltà di chi si sente fratello dell'uomo.
Caro Sindaco, a chi potevamo dire queste cose se non a te che
ti
percepiamo con motivazioni e sentimenti che ci accomunano?
Come vedi abbiamo parlato al plurale perchè sta
maturando un
gruppo di giovani, di straordinaria ricchezza umana e culturale che,
certamente, avrà molte cose da dire e testimoniare: ad
essi è affidata la responsabilità
dell'Erasmo. I Giovani, così motivati, non rappresentano la
speranza ma sono la speranza vivente di una umanità che
vuole uscire dalla disperante decadenza.
Con questo impegno guardiamo al futuro lavoro e siamo certi
che non ci
mancherà il tuo sostegno nella consonanza degli obiettivi.
Ci corre l'obbligo di ringraziare anche una tua
collaboratrice, Fabiola
Zurlini, che ci è cara e preziosa nelle strategie
organizzative degli incontri e dibattiti.
Con affetto e riconoscenza, a nome del
gruppo,