Riflessioni Culturali - Schegge di cultura erasmiana     < Postmodernità >



Schegge di cultura erasmiana
per la teoria e la pratica dei nostri interventi

di Mario Ferracuti


erasmo da rotterdam




  1. L’Umanesimo
  2. L’umanesimo di Erasmo
  3. De libero arbitrio
  4. De servo arbitrio
  5. Il dibattito teologico
  6. Il dibattito oggi
  7. Linee programmatiche e operative
     
L’Umanesimo            torna inizio pagina

E’ un concetto di non facile declinazione, tuttavia occorre aver chiaro che il movimento umanistico, pre e rinascimentale, implica, in primis, una coscienza nuova rispetto al medioevo che fonda la sua cultura teorica e comportamentale sui concetti di trascendenza, rivelazione, grazia. L’umanesimo rinascimentale considera lo spirito umano come libera attività che non subisce imposizioni dall’esterno. Concepisce la natura fonte di tutti i valori che reca in sé la forza e la giustificazione  di tutto ciò che può e deve realizzare sempre iuxta propria principia, in aderenza cioè alle leggi di natura.
Il passaggio è ben descritto dal Cassirer in: La filosofia dell’Illuminismo. “Nel sistema religioso del M.E. ogni realtà ha il suo posto fisso e preciso; e con il posto, ossia con la maggiore o minore distanza dall’essere della Causa suprema, ne è determinato perfettamente anche il valore”
La natura, nel Rinascimento, ha forma viva e attiva, è sorgente di valori e porta dentro di sé la giustificazione del suo essere e del suo dinamismo. Dice ancora Cassirer: “La natura è più che il solo creato: essa partecipa dell’originario  essere divino, perché in essa vive la forza dell’azione divina. Con ciò è eliminato il dualismo  fra Creatore e Creatura. La natura… è un principio intrinsecamente movente, originariamente formatore”.


L’umanesimo di Erasmo  ( Rotterdam 1466-1536)            torna inizio pagina

La figura di Erasmo domina il mondo culturale  di tutto l’umanesimo rinascimentale. La sua Humanitas raccoglie l’eredità dell’umanesimo italiano, dal Petrarca al Ficino, perseguendo gli ideali della docta pietas, della docta religio, uniti cioè all’amore  per le lettere fino a fondere il più alto significato  del  pensiero  classico con la civiltà cristiana.
Nel suo volumetto Lamento della pace, dedicato all’imperatore Carlo V,  raccomanda il dovere della pace verso tutti i potenti del mondo, ricordando che la pace va preservata come valore supremo al di là  di tutte le divergenze e antipatie  che possono corrompere i rapporti con gli Stati. E dà una lezione anticipata di cosmopolitismo  cristiano ed umanistico quando condanna  i nazionalismi esasperati. Tuttavia il nucleo culturale che definisce il senso del suo umanesimo concepito come possibilità di libera espressione e autorealizzazione dell’uomo, entro il contesto della docta religio, è rappresentato dalla sua concezione antropologica in antitesi al pensiero di Lutero.


De libero arbitrio           torna inizio pagina

L’opera che maggiormente interessa  il discorso del “Centro Erasmo” è certamente il De libero arbitrio cui corrisponderà il De servo arbitrio di Lutero: opere che sono alla base del gigantesco duello tra le due più grandi personalità teologico-culturali del Rinascimento. Ambedue concordi nel giudizio negativo sulla Chiesa del tempo quanto ai problemi delle Indulgenze, superstizioni, immoralità ecc.. diventano irriducibili avversari riguardo al fondamento stesso della teologia e della Chiesa.
L’umanesimo di Erasmo, incentrato sulla dignità e libertà dell’uomo,  non poteva accettare  quel pessimismo antropologico del De servo arbitrio che nega alla responsabilità dell’uomo ogni personale capacità salvifica: l’uomo è schiavo del male e del peccato e la sua salvezza è totalmente nelle mani di Dio. Una salvezza che prescinde dal iuxta propria principia  per affidarsi  piuttosto  al iuxta voluntatem Dei.
Erasmo fa appello alle prescrizioni della S. Scrittura e  al buon senso per dimostrare che le opere compiute dall’uomo non sono estranee al problema della salvezza. Infatti dice Erasmo, se per l’uomo i comandamenti non avessero alcun valore Dio sarebbe più crudele di Dionigi  di Siracusa  che moltiplicava le leggi per avere più frequenti occasioni di infierire sui sudditi. In sostanza egli concorda con il pensiero cattolico sostenendo che il libero arbitrio è stato vulnerato dal peccato originale, ma nell’uomo sopravvivono ancora i semi del bene e della libertà.


De servo arbitrio           torna inizio pagina
  
a. Il problema della giustificazione

L’impianto teologico di Lutero si fonda su due presupposti dottrinali:    
il problema della giustificazione e la dottrina del libero esame
Queste tesi rappresenteranno l’anima della Riforma protestante  e cambieranno radicalmente la struttura della Chiesa.
 La sua rivoluzione teologico-culturale non è dovuta tanto, come comunemente si pensa, al problema della corruzione di Roma e della vendita delle indulgenze per completare la Basilica di S Pietro (Cosa sono le indulgenze? Secondo la morale cattolica, il peccato ha due conseguenze: l’uomo compie una colpa, merita perciò una pena, in rapporto alla sua salvezza. Ora mediante le indulgenze che la Chiesa può mettere a disposizione dei fedeli, la pena - e non la colpa -  può essere  ridotta o estinta, sempre ai fini della salvezza), quanto dovuta piuttosto alla nuova esegesi biblica di Lutero che conduce  un esame critico dei testi paolini:  Galati 2,15-16 e Romani 15,15-16 “..l’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo… perchè dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno” E la lettera ai Romani 15,15-16  dove semplicemente Paolo afferma che “ il giusto vivrà di fede….”

Ora, conseguentemente, dice Lutero, se la giustificazione avviene mediante la fede in Cristo, Cristo è il tòpos esclusivo  della giustificazione, la quale viene concessa per grazia, vale a dire senza che l’uomo possa contribuire se non attraverso un abbandono totale in Lui. La giustificazione si ottiene sola fide, e non  mediante  opere espresse dall’uomo. Le opere dell’uomo sono  frutti malati di un albero malato.
Di qui il paradosso di Melantone, teorico e amico di Lutero:  “pecca fortiter et crede fortius”  perché, ai fini della  salvezza, ha scarso valore la sua condotta morale. Evidenziamo  la parola paradosso, poiché il problema del libero esame  imporrà al protestante un rigore morale, spesso, più responsabile rispetto a quello del cattolico. D’altra parte nel successivo De libertate christiana, egli opera una distinzione tra l’uomo interiore che vive di fede e l’uomo esteriore che si autodisciplina attraverso  le leggi. Tuttavia il De servo arbitrio rimane  la fonte originaria e fondamentale del pensiero  di Lutero riguardo alla salvezza.


b. La dottrina del libero esame

Il sola scriptura è l’altro punto decisivo  che indica queste due cose: la S.Scrittura è l’unica fonte di verità per il cristiano. Ogni fedele ha la capacità  di esaminarla liberamente e interpretarla senza la  mediazione della Chiesa.
Il concetto di sola scriptura  comporta la concezione di un sacerdozio universale dei credenti. Inoltre ciò implica che  la tradizione, che assieme alla Scrittura fonte della rivelazione e che rappresenta la continuità della vita della Chiesa attraverso la successione degli Apostoli e, quindi, dello stesso Papa, non ha più alcun senso. Così non hanno più senso i sacramenti non citati esplicitamente dalla S. Scrittura: l’ordine sacro, la confermazione, il matrimonio (questo è ritenuto  sacro ma senza alcun valore soprannaturale), l’unzione. Mantiene  invece, con significato diverso, il Battesimo (che però deve essere accompagnato da un atto di fede del credente), la penitenza (in un primo tempo accettata poi ridotta a pratica interessante ma non necessaria), la cena (non nega la presenza reale di Cristo nella eucaristia ma, mentre il Concilio di Trento parlerà di transustanziazione, ossia di mutazione di sostanza, Lutero parla di consustanziazione: Cristo è presente nel pane e vino  ma non in modo tale da sostituirne la sostanza.


Il dibattito teologico           torna inizio pagina

Le figure di Erasmo e Lutero  sono legate a quello che fu il dibattito teologico più importante di tutto il Rinascimento e, forse, il più irripetibile della storia successiva. In seguito si registreranno accese discussioni non più di natura teologica ma politica, sindacale, scientifica, culturale. Il tempo teologico che  ingloba in sé le più grandi questioni dell’uomo diventerà il tempo politico, culturale-scientifico, ideologico con tutti i “prodotti” della modernità. Tuttavia, fino ad  Auschwitz, ai Gulag, al Muro di Berlino, si tratterà di un tempo, nel bene e nel male, dal pensiero forte, dai grandi orizzonti  di espressione e di orientamento.
Il tempo in cui  l’uomo per salvaguardare la sua libertà deve difendersi dalle costrizioni esterne, istituzioni, chiese, sistemi morali e politici, che premono sulla sua vita per condizionarla e vincolarla a schemi ideologici e dottrinali di parte. Le condizioni interne dell’uomo sono garantite, con tutti i condizionamenti del tempo, dalla tradizione religiosa, dalle formazioni spirituali, culturali di quel pensiero forte che offre possibilità di orientamento entro grandi orizzonti di significato.
Ci ricorda Stefan Sweig in Erasmo da Rotterdam: mentre a Basilea si spegneva Erasmo, l’uomo della pace, della concordia europea, della civiltà umanistica, a Firenze veniva pubblicato il Principe di Nicolò Machiavelli, l’uomo della volontà di potenza, della ragion di stato concentrata nelle mani del Principe prefigurato quale “proprietario assoluto” del suo Stato.

Ora poiché pensiamo alla Storia come una trama di interconnessioni dove tutti gli eventi, o in forma diretta o in maniera carsica, concorrono a determinare la direzione stessa della Storia, ci domandiamo se e come questi due momenti culturali forti,  che si esprimono in termini teologici da parte di Lutero e in termini politici da parte di Machiavelli, abbiano influenzato  la rappresentazione antropologica dell’uomo storico e del cittadino sociale fino a determinarne curvature  politiche che si renderanno esplicite nei secoli successivi, fino a noi. La risposta riamane aperta.  Ma è mia personale convinzione che i due testi De libero e De servo arbitrio abbiano toccato e attraversato, con la forza delle certezze religiose,  la Storia dell’Europa e in particolare dell’Italia. Il primo nella versione culturale-politica dell’umanesimo liberale, sempre dalla parte dell’uomo e della sua intrinseca capacità di  libertà e di liberazione, il secondo, con il suo pessimismo antropologico, più incline a una concezione forte dello Stato. Le radici profonde dei vari nazismi e comunismi europei,  vanno rintracciate anche nelle culture negative che dubitano o negano la capacità di autodeterminazione, di libertà, di concorso positivo del cittadino alla costruzione della Polis vista più come “spazio di Dionigi” che come luogo per la promozione di una autentica cittadinanza.

Il dibattito oggi           torna inizio pagina

Il nostro tempo è profondamente cambiato. E’ il tempo del pensiero debole, delle destrutturazioni, della mancanza di mappe di orientamento dove l’uomo, liberato dai “contenitori” ideologici infranti sul muro di Berlino, si sente solo nell’universo e privo di orizzonti di senso. Il nostro è il tempo dell’angoscia o, come direbbe Nietzsche, è il tempo dell’”ultimo uomo” che impara a convivere con  il nulla, il nichilismo, il non-senso. Un uomo che “rotola via dal centro verso la X”
L’uomo di oggi ha dentro di sé e dinanzi a sé  due pericoli o limiti: il  limite interno della sua natura e quello esterno con condizionamenti  nuovi rispetto al passato.
I limiti interni, ossia psicologici, culturali, esistenziali. Molti studiosi  pensano che il cammino della nostra civiltà sia materialmente e spiritualmente errato e guardano ad una “religione umana ed umanistica” come lo strumento per un possibile cambiamento. E. Fromm, che pure non professava alcuna religione, in: Eritis sicut Dei, si chiede non solo se Dio è morto ma se l’uomo, come adoratore di idoli,  è morto.
“L’idolo è una cosa e non ha vita. Dio, al contrario, è un Dio vivente. Dice il salmo 42, ‘l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente’. L’uomo cercando di assomigliare a Dio è un sistema aperto che si avvicina a Dio; l’uomo sottomettendosi agli idoli  è un sistema chiuso  che diventa egli stesso una cosa. L’idolo è privo di vita; Dio è vivo”.
Noi aggiungiamo al contributo pedagogicamente alto della religione umana ed umanistica, così come la pensa Fromm, la forza di una religione “pura e santa” che si proponga ancora, in linea con lo spirito erasmiano, come forza liberatrice e rassicurante perché, per tornare a Nietzsche, l’uomo del nostro tempo abbia motivi sufficienti per non “scivolare verso il puntoX della cultura del nichilismo e della morte.
Noi cristiani, più di altri, abbiamo un “centro”  che discende direttamente dalla concezione trinitaria ed è la persona. Eredi di un Illuminismo monodimensionale, abbiamo ingigantito l’“io” solitario ed autoreferenziale per costruire una civiltà di individui egotici e privi di relazioni significative se non in direzione del . La cultura umanista odierna ha riscoperto il valore della persona come luogo di relazioni, in grado di intessere reti  di interazioni umane che partono dalle radici del cuore umano per sviluppare un essere pluridimensionale aperto all’altro da un’etica politica della responsabilità e all’Altro da quell’afflato inestinguibile che è la ricerca perenne dell’uomo, antropologicamente sano, in direzione della Trascendenza.
Concludo queste mie considerazione facendo vostro quanto scrivevo agli amici erasmiani di Basilicata che, spero presto, saranno a voi noti e vicini nella medesima avventura del Centro.

Il "per chi suona la campana", in questo tempo dalle vibrazioni oscure, diventa un forte appello a ogni uomo che non voglia consegnarsi narcotizzato e inerme alle filosofie del nichilismo e delle minacce che aleggiano sulla civiltà occidentale. La Storia, in circostanze del genere, sempre, ha recuperato se stessa con il ritorno ai "Grandi " del suo passato.
La filosofia di Erasmo da Rotterdam, per la proposta di un umanesimo pacifico e tollerante, ci sembra una risposta adeguata e congruente al riflusso storico che condiziona e connota la civiltà occidentale.
Ciascuno di noi può, ancora, fare molto, secondo le proprie capacità e possibilità. Per questo ti aspettiamo calorosamente ad ogni incontro dei "Gruppi Erasmo".


Linee programmatiche e operative           torna inizio pagina

Dalla lettera di ringraziamento al Sindaco di Fermo


Caro Sindaco, Saturnino Di Ruscio,
              ai ringraziamenti  espressi verbalmente il 23 giugno per la tua calorosa e fattiva presenza al dibattito dell'Erasmo, sentiamo di aggiungere un plauso scritto per il sostegno determinante al progetto stesso del Centro Studi  E. da Rotterdam.
Sai bene che questo progetto maturato nel 2002 con la tua personale partecipazione all'atto fondativo  ha, riassuntivamente,  una sua attualissima  motivazione nella  consapevolezza dell'eclisse della ragione e della speranza che avvolge il nostro tempo in un processo distruttivo di disumanizzazione.
Noi, come già detto, non assumiamo né il volto dei profeti né quello dei politici, ma vogliamo porci in quello spazio culturale che investe la dimensione dell'uomo figlio della postmodrnità, dal pensiero debole e dal sentimento precario e sfuggente.
Per fare cosa? Noi sentiamo, quasi brulicante nell'aria, una attesa di  aiuto  redentivo di persone stanche e deluse da una "civiltà" incivile. Noi vogliamo testimoniare la possibilità di una ecologia della mente, del cuore, della volontà per una risalita ai vertici dell'umanità, ove soffiano venti non di guerra ma di amore, ispirandoci al più grande umanista del Rinascimento.
Vogliamo ricostituire la rete dei Centri  sorti già nel 2003. E  siamo invitati a Reggio Calabria da un prof. di filosofia; a Teramo da in giurista; a L'Aquila da una prof. d'Università per creare nuovi Centri dell'Erasmo. Andiamo come missionari anche perchè sappiamo che, oggi, riescono solo le realtà messe in rete. E noi opereremo sempre con l'umiltà di chi si sente fratello dell'uomo.
Caro Sindaco, a chi potevamo dire queste cose se non a te che ti percepiamo con motivazioni e sentimenti che ci accomunano?
Come vedi abbiamo parlato al plurale perchè sta maturando un gruppo di giovani, di straordinaria ricchezza umana e culturale che, certamente, avrà molte cose da dire e testimoniare: ad essi  è affidata la responsabilità dell'Erasmo. I Giovani, così motivati, non rappresentano la speranza ma sono la speranza vivente di una umanità che vuole uscire dalla disperante decadenza.
Con questo impegno guardiamo al futuro lavoro e siamo certi che non ci mancherà il tuo sostegno nella consonanza degli obiettivi.
Ci corre l'obbligo di ringraziare anche una tua collaboratrice, Fabiola Zurlini, che ci è cara e preziosa nelle strategie organizzative degli incontri e dibattiti.
Con affetto e riconoscenza, a nome del gruppo,   
Centro Erasmo:   Fermo (Sala del Seminario) via S. Alessandro,3 - Grottazzolina  tel. 0734 622713 e-mail  e-mail