Riflessioni Culturali - Postmodernità      < Schegge di cultura erasmiana >



Postmodernità
appunti di Mario Ferracuti


postmodernitàModernità e postmodernità sono, in qualche modo, due termini inclusivi nel senso che ciascuno aiuta a comprendere l’altro ma, mentre è possibile definire la modernità in quanto delimita un tempo già dato, storicizzato, che può  raccontarsi, la postmodernità non è definibile poiché è tempo  ancora fluente e dentro al quale  si producono avvenimenti in fieri, non conclusi e non storicizzabili.
In breve esaminiamo il significato di questi due termini e, quindi di queste due epoche.
La parola “moderno”nel Medioevo aveva una connotazione svalutativa, decadente poiché faceva riferimento a  cose, eventi,  scritti di recente,  ( l’avv. modo= adesso, vicino)     quindi, insignificanti rispetto alle opere classiche   Oggi, invece, la parola modernità  rientra nella categoria delle innovazoni che sono preferibili rispetto alle cose lontane nel tempo..
La modernità sull’onda della cultura illuministica e della filosofia egheliana vuole sottolineare, in particolare: a -  il mito del progresso incessante, infinito; b - il progressivo dominio della natura;
c – l’ideale della fratellanza universale, cosmopolita, in nome della comune ragione: libertè, egalitè, fraternità. Da cui  le  Carte dei diritti dell’uomo e l’inizio degli Stati moderni, con il superamento, come afferma Max Weber, delle vecchie tradizioni culturali, statuali, economiche, religiose.
Noi per economicità ed efficacia potremmo definire la modernità come “la capacità della mente umana di conferire unità ai grandi processi dello spirito e, per riflesso, alle grandi formazioni geopolitiche” Infatti la modernità è il tempo  delle grandi ideologie, filosofie, religioni fondate, come dice Lyotard , sulle grandi narrazioni e dei corrispettivi grandi imperi o stati nazionali.
E’ il tempo del   pensiero forte, dai grandi orizzonti di senso e di “salvezza”entro i quali  l’uomo realizza se stesso e la propria vocazione.
La postmodernità è esattamente l’opposto: il tempo del pensiero debole, di un pensiero per piccoli processi spirituali, il tempo della destrutturazione, frantumazione dei grandi processi spirituali e geopolitici: infatti dove sono più le grandi ideologie, le grandi filosofie, le granitiche religioni? Dove sono più i grandi Imperi o le solide nazioni? Come intuiva il “folle” vate Friedrich Hölderlin, con il postmoderno inizia il disfacimento teoretico ed empirico di una civiltà. In questa ambivalente epoca di transizione, infatti,  tutto è ridotto a scale con  rapporto alle specializzazioni senza  grandi sfondi concettuali.
Ne parlano  J.F. Lyotard in: La condizione del postmoderno o nel Postmoderno spiegato ai bambini e Gianni Vattimo in : La società trasparente o in: Il pensiero debole.
La postmodernità  dà origine alla società complessa, ossia non lineare e semplice come la società della modernità. Essa può così schematizzarsi:
  1. una società con una pluralità di punti di riferimento, una moltiplicazione di mondi vitali, una società con visioni polioculari e non più monoculari ( quante etiche? Quante religioni? Quante politiche? Quante ideologie? ecc..)
  2. Una società che oscilla tra mondialismo ( globalizzazione, finanze, internet ecc…) e localismo (mai si sono verificate  tante rivendicazioni di autonomia etnica, religiosa, amministrativa)
  3. E’ una società dagli alfabeti al plurale: orale e scritto, telematico, virtuale, mediatico da internet, messaggistico da cellulare ecc..
  4. E’ una società dell’ansia e del disagio, perché dice Gadamer:” per la prima volta l’uomo è solo con se stesso, in una forma di autoalienazione perché non conosce un cammino di salvezza” Sono scomparsi infatti gli orizzonti di “salvezza”  rassicuranti.
Quando e come avviene il trapasso dalla modernità alla postmodernità?
Molti autori ritengono che Auschwitz prima e il muro di Berlino poi abbiano “liquefatta” e “destrutturarata” la modernità facendoci entrare nell’epoca fluida della postmodernità.
Noi pensiamo che il fenomeno sia più complesso e legato ai grandi processi di democrazia,
ai fenomeni mediatici per cui internet e la TV  sono in grado di  sconvolgere e relativizzare il solido mondo della modernità, ma crediamo soprattutto che la post modernità  trova le sue radici  in quelle correnti filosofiche che, ai primi del ‘900 hanno spezzato quel percorso  tradizionale che da sempre garantiva alla cultura uno sviluppo  continuo e in senso lineare. La filosofia tradizionale si è sviluppata attorno ai concetti di sostanza, identità, non-contraddizione che postulano esigenze di ordine oggettivo:
  1. Ordine cosmico per i greci  che pensano allo sviluppo come passaggio dal caos al cosmos.
  2. Ordine perfettivo per i cristiani  che sono chiamati a sviluppare e perfezionare il creato.
  3. Ordine  naturale per i naturalisti che si ispirano alle leggi naturali iuxta propria principia
         Con tali presupposti tutto diventa più semplice:
L’educazione è una semplice adaequatio ossia un modellamento al modello o paradigma:          kalokagathia ( uomo bello e buono ) per i greci; l’uomo etico per i cristinani; l’uomo scientifico per  i naturalisti. Mentre il nostro tempo rimette tutto in discussione. K. Marx con l’inconscio collettivo della alienazione; S. Freud con l’incoscio personale dell’ES; F. Nietzsche, con la morte di Dio, delegittimano la tradizionale filosofia, etica, religione.
A  ciò si aggiunga la crisi della “verità” tradizionalmente intesa a causa delle nuove teorie della conoscenza che impongono una svolta epistemologica con una radicale revisione del valore e della natura della conoscenza stessa che rappresentava, come sopra accennato, un rispecchiamento della realtà, l’adaequtio rei et intellectus: una conoscenza oggettiva, universalmente riconoscibile e definibile.
Ora, le nuove scienze dalla filosofia del linguaggio all’ermeneutica, alla filosofia della scienza e del liguaggio  sottolineano che la verità  non si limita a riflettere una realtà esterna, ma costituisce una forma attiva di costruzione in rapporto al contesto con cui si manifesta e alle relazioni sociali che si sviluppano sicché la verità non è più una adaequatio rei et intellectus, ma il risultato di una azione politica, di una prospettiva da cui si guarda la realtà.  La conoscenza dunque non ha più la capacità di cogliere leggi universali ma  sarà legata alla cultura del momento e ai processi simbolici interpretativi.
Per (non) concludere. Da queste premesse, a mio avviso, nascono tutte le difficoltà e complessità del tempo che ci è dato vivere e di fronte al quale noi dobbiamo porci con responsabilità  ( res-ponere). Dobbiamo essere consapevoli  della situazione radicalmente cambiata. Non abbiamo più l’ombrello protettivo delle ideologie, delle filosofie e neppure quello di Chiese solidamente fondate sulla roccia.  L’odierna politica è figlia diretta della postmodrnità; la verità è più soggettiva e aggiustata  ad personam donde lo sfrenato soggettivismo, individualismo che pervadono la  società disorientandola e disgregandola.
L’uomo della postmodernità è solo: ma questa è la grande sfida, il grande impegno degli uomini del neoumanesimo che hanno il compito di porsi dinanzi a quest’uomo “nudo” per rivestirlo di umanità. Perché la postmodernità  rischia di dissanguare l’uomo tecnologico e specialista deprivandolo della sua anima.
Il neo-umanesimo differisce da tutti gli altri movimenti  i quali,generalmente, parcellizzano l’uomo e distribuiscono “cose” sia in promesse materiali che in beni spirituali.
Noi Erasmiani, con umiltà non formale ma anche con con decisione, vogliamo interessarci dell’uomo, olisticamente inteso, ossia percepito nella sua interezza e pienezza,  una persona con la scintilla divina di cui parla Plotino e che possiede la forza e la capacità di trascendersi incessantemente,in nome di quella religione umana, presupposto di altri livelli di fede, che Erasmo chiamava umanesimo.

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